Cass. Pen. Sez. V, sent. n. 21021 del 19/05/2016


“Apostrofare con il termine ‘matta’ non costituisce diffamazione. Occorre fare riferimento ad un criterio di media convenzionale in rapporto alle personalità dell’offeso e dell’offensore nonché al contesto nel quale detta espressione sia pronunciata”

ART. 595 C.P. – CRITERIO DI MEDIA CONVENZIONALE – VALUTAZIONE PERSONALITÀ’ OFFESO E OFFENSORE – LINGUAGGIO COMUNE

Secondo la ricostruzione valutativa compiuta nella sentenza in epigrafe, al fine di valutare l’idoneità lesiva della condotta posta in essere dall’agente, nei confronti del bene protetto dall’art. 595 c.p., “occorre fare riferimento ad un criterio di media convenzionale in rapporto alle personalità dell’offeso e dell’offensore nonché al contesto nel quale detta espressione sia pronunciata; nel contempo è necessario considerare che l’uso di un linguaggio meno corretto, più aggressivo e disinvolto di quello in uso in precedenza è accettato o sopportato dalla maggioranza dei cittadini determinando un mutamento della sensibilità e della coscienza sociale”. In tal guisa il termine “matta” (peraltro, nel caso di specie, astrattamente considerato rispetto al contesto colloquiale) non può ritenersi un giudizio di disvalore nei confronti della persona cui è rivolto, dovendo piuttosto “fare riferimento a quei significati che il suddetto termine è venuto assumendo n nel linguaggio comune come sinonimo di persona eccentrica ovvero irascibile e similaria e che sono socialmente considerati accettabili”. 

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