Giudice d’appello: inapplicabilità delle sanzioni sostitutive delle pene detentive ove non formulata alcuna specifica richiesta nell’atto di appello

Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, Sentenza n. 12872 del 17/03/2017

BENEFICI – COGNIZIONE DEL GIUDICE DI APPELLO – BENEFICI – SANZIONI SOSTITUTIVE DELLE PENE DETENTIVE BREVI – APPLICABILITÀ D’UFFICIO – ESCLUSIONE

«Il giudice di secondo grado non può applicare le sanzioni sostitutive delle pene detentive nel caso in cui nell’atto di appello non risulti formulata alcuna specifica richiesta con riguardo a tale punto»

La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione, che registra orientamenti contrastanti in giurisprudenza, inerente alla vexata quaestio per cui «il giudice di secondo grado possa applicare le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi nel caso in cui nell’atto di appello non risulti formulata alcuna specifica richiesta con riguardo a tale punto», ma sia stato rimesso il punto relativo al trattamento sanzionatorio.

Il contrasto verte essenzialmente su due orientamenti: il primo (maggioritario) che nega la possibilità, per il giudice d’appello, ove il tema non sia stato specificatamente devoluto, sulla base del carattere di eccezionalità dell’art. 597, comma 5, cod. proc. pen.; il secondo, favorevole, facente leva sulla mancanza di un espresso divieto a riguardo e sul carattere generale del potere discrezionale attribuito al giudice dall’art. 58 della L. n. 689 del 1981, nonché sulla natura solo qualitativamente diversa delle sanzioni sostitutive rispetto agli altri benefici concedibili d’ufficio (in particolare la sospensione condizionale della pena) e sulla unitarietà del punto relativo alle varie componenti del trattamento sanzionatorio.

Le Sezioni Unite aderiscono all’orientamento maggioritario, essendo l’art. 597, comma 5, cod. proc. pen. ( secondo cui «Con la sentenza possono essere applicate anche di ufficio la sospensione condizionale della pena [c.p. 163], la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale [c.p. 175] e una o più circostanze attenuanti [c.p. 62, 62bis]; può essere altresì effettuato, quando occorre, il giudizio di comparazione a norma dell’articolo 69 del codice penale») è norma di stretta interpretazione, ove il divieto di interpretazione analogica alle norme eccezionali impedisce di includere in tale elenco tassativo anche le sanzioni sostitutive quali beneficio concedibile ex officio dal giudice di secondo grado. Tale mancata menzione corrisponde all’antico principio per cui  ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit.

Va, inoltre, ricordato il recente principio scolpito dalle Sezioni Unite secondo cui «l’appello (come pure il ricorso per Cassazione) è inammissibile per difetto di specificità dei motivi quando non risultino esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici ossi alle ragioni di fatto e di diritto alla base della sentenza impugnata» (Cass. Pen., Sez. Unite, Sentenza n. 8825 dep. il 22/02/2017, su pagina facebook LexFori 7/3/2017).

In ultimo va affermata la natura di vera e propria pena autonoma delle sanzioni sostitutive, piuttosto che di semplice modalità esecutiva della pena sostituita (così già Cass. Pen., Sez. Unite, Sentenza n. 11397 del 25/10/1995, Siciliano, Rv. 202870).

Pertanto, l’insieme delle questioni che attengono alla concessione delle sanzioni sostitutive costituisce un “punto” della decisione distinto da quello relativo al trattamento sanzionatorio (così Cass. Pen., Sez. VI, Sentenza n. 6257 del 27/01/2016, Rv. 26500). Una diversa ricostruzione sarebbe distonica con il combinato disposto di cui agli artt. 581, comma 1, lett c), 591, comma 1 lett. c), e 597, comma 1 proc. pen. da cui si ricava il principio per cui la plena cognitio del giudice di appello può essere esercitata nei limiti dei capi e dei punti della decisione a cui si riferiscono i motivi proposti, pena l’inammissibilità dell’impugnazione.

Viene dunque enunciato il seguente principio di diritto: «Il giudice di secondo grado non può applicare le sanzioni sostitutive delle pene detentive nel caso in cui nell’atto di appello non risulti formulata alcuna specifica richiesta con riguardo a tale punto».

 

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