Corte di Cassazione, Sezione III Penale, Sentenza n. 16458 del 31/03/2017

 ART. 10 TER D.LVO. 74/2000 – INAPPLICABILITÀ ART. 325 TFUE – NOZIONE DI FRODE EX ART. 1 CONVENZIONE PIF

“L’art. 325 TFUE  non si applica alle fattispecie di reato strutturalmente non caratterizzate da frode, come quella di cui all’art. 10 ter, d.lgs. n. 74 del 2000”

Con la pronuncia in esame la Corte di Cassazione, Sezione III Penale, ha affermato che «l’art. 325 TFUE, come interpretato dalla CGUE, da ultimo, in particolare, nella sentenza della Grande Camera nella causa C-105/14, Taricco ed altri, non si applica alle fattispecie di reato strutturalmente non caratterizzate da frode, come quella di cui all’art. 10 ter, d.lgs. n. 74 del 2000, così come definita dall’art. 1 della Convenzione elaborata in base all’art. K.3 del Trattato sull’Unione Europea relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, firmata a Lussemburgo il 26 luglio 1995 (cd. Convenzione PIF), cui fa riferimento, a fini definitori, la giurisprudenza eurounitaria».

A tal fine la Corte ricorda come la nozione di “frode”, fornita dallo steso art. 1 della Convenzione PIF, comprenda «qualsiasi azione od omissione intenzionale relativa […] all’utilizzo o alla presentazione di dichiarazioni o documenti falsi, inesatti o incompleti cui consegue la diminuzione illegittima di risorse del bilancio generale [dell’Unione] o dei bilanci gestiti [dell’Unione] o per consto di ess[a]».

Nel caso della fattispecie di cui all’art. 10 ter del D.Lgs. 74/2000 la frode non è elemento costitutivo della stessa, consumandosi con il puro e semplice mancato pagamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione annuale entro la scadenza del termine previsto per l’acconto relativo al periodo di imposta dell’anno successivo. L’elemento soggettivo è il dolo generico, consistente nella coscienza e volontà di non versare all’Erario le ritenute effettuate nel periodo considerato, a tal uopo non richiedendosi il dolo specifico di evadere le relative imposte (cfr. Sezioni Unite, Sentenza n. 37424 del 28/03/2013).

Pertanto «la fattispecie penale non richiede alcuna indagine sulla corrispondenza a vero del debito tributario dichiarato; rileva la dichiarazione in sé, quale fatto che oggettivamente quantifica l’imponibile e, quindi, la misura dell’inadempimento penale sanzionato».

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