Cass. Pen., Sez. IV, Sent. n. 25830 del 12 giugno 2019

ART. 590 C.P. – LESIONI SUL LAVORO – RESPONSABILITÀ DATORIALE – VIOLAZIONE DELLA NORMATIVA ANTINFORTUNISTICA – ART. 28 DEL D.LGS. N. 81/2008 – MANCATA VALUTAZIONE RISCHI – MANCATA INDICAZIONE MISURE DI PREVENZIONE E DI PROTEZIONE – CARICO/SCARICO MERCE AUTOCARRO – RESPONSABILITÀ ENTI EX ARTT. 5 E 25 SEPTIES, COMMA 3, D.LGS. N. 231/2001

Nella pronuncia in oggetto la Suprema Corte affronta il problema della responsabilità datoriale, in caso di infortuni su lavoro, per mancata valutazione dei rischi insiti nell’attività di carico scarico della merce da un autocarro, e per la mancata indicazione delle misure di prevenzione e protezione da porre in essere. Viene altresì ricordato che in caso di causa estintiva del reato, nel caso la prescrizione, ove non si possa procedere secondo le risultanze probatorie dei giudici merito ad una pronuncia assolutoria di merito ex art. 129 comma 2, cod. proc. pen, bisogna annullare senza rinvio il provvedimento impugnato, ferma restando la responsabilità dell’ente, poiché in presenza di una declaratoria di prescrizione del reato presupposto, il giudice, ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett.b) dlgs. n. 231 del 2001, è tenuto a procedere all’accertamento autonomo della responsabilità amministrativa della persona giuridica nel cui interesse e nel cui vantaggio l’illecito fu commesso, il che implica una verifica, quantomeno incidentale, della sussistenza del fatto di reato.

 

SENTENZA

sul ricorso proposto da: ——– avverso la sentenza del 09/02/2018 della CORTE APPELLO di FIRENZE

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere DANIELA RITA TORNESI; udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ELISABETTA CENICCOLA che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso con ogni conseguente statuizione.

E’ presente l’avvocato ——– del foro di PRATO in difesa di ————- in sostituzione dell’avvocato ———- del foro di PRATO come da nomina a sostituto processuale ex art. 102 c.p.p. depositata in udienza che insiste per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.Con sentenza emessa in data 9 febbraio 2018 la Corte di appello di Firenze confermava la pronuncia con la quale il Tribunale di Firenze dichiarava ——-, nella qualità di legale rappresentante della ——– s.r.l., responsabile del reato di cui all’art. 590 cod. pen. e lo condannava alla pena ritenuta di giustizia.

1.1. Al predetto imputato era contestato di avere cagionato al lavoratore ——— lesioni personali da cui derivava una malattia protrattasi per gg. 236, per colpa generica e per colpa specifica consistita nella violazione della normativa antinfortunistica (art. 28 del d.lgs. n. 81/2008) per non avere valutato i rischi di caduta e scivolamento nelle operazioni di carico della merce sugli autocarri e nel non avere indicato le misure di prevenzione e di protezione attuate nonché i dispositivi di protezione individuali adottati a seguito della valutazione.

1.2. Inoltre veniva contestata alla ——– s.r.l. in persona del legale rappresentante la violazione degli artt. 5 e 25 septies, comma 3, d.lgs. n. 231/2001 perché commetteva, nell’interesse o comunque a vantaggio della società, il delitto ivi rubricato. Fatti commessi il 14 settembre 2010.

1.3. Secondo la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito il lavoratore —— perdeva l’equilibrio e cadeva al suolo da un’altezza di m. 2,70 circa mentre stava sistemando le casse sul pianale di un camion e si trovava sul primo strato di colli già posizionati. Il giudice perveniva al convincimento della responsabilità di ——– [legale rappresentante] perché la modalità lavorativa seguita, conforme ad una prassi operativa, era di per sé pericolosa perché esponeva il lavoratore al rischio di cadute da un’altezza ben superiore al livello del pianale del camion. Risultava inoltre comprovato che il predetto dipendente non aveva ricevuto una adeguata e specifica formazione.

  1. ———–[legale rappresentante] propone ricorso per cassazione elevando i seguenti motivi.

2.1.Con il primo motivo deduce l’inosservanza e/o erronea applicazione di legge in relazione agli artt. 28 d.lgs. n. 81 del 2008, 40 e 43 cod. pen. e il vizio motivazionale. Evidenzia che risulta comprovato che l’infortunato era munito di guanti e scarpe antinfortunistiche e che lo svolgimento delle mansioni non implicava il rischio di caduta in quanto la procedura prevedeva che le operazioni di carico della merce sugli autocarri fossero effettuate in posizione eretta sul piano del cassone mentre non era consentito di salire sulle casse.

2.2. Con il secondo motivo denuncia l’inosservanza e/o erronea applicazione di legge in relazione all’ art. 28 d.lgs. n. 81 del 2008 e il vizio motivazionale sottolineando che la condanna del — [legale rappresentante] è correlata alla violazione dell’art. 107 d.lgs. n. 81/2008, ovvero al fatto lesivo consistito nella caduta del lavoratore in quota che non risulta contestato nel capo di imputazione. Sostiene inoltre che la condotta del lavoratore è stata imprevedibile e, dunque, idonea ad interrompere il nesso di causalità.

2.3. Con il terzo motivo denuncia la violazione di legge in relazione agli artt. 28 d.lgs. n. 81 del 2008, 40, 43, 590 cod. pen. e il vizio motivazionale in quanto la Corte distrettuale, nell’individuare la causa della caduta dell’infortunato, ha omesso di considerare la documentazione prodotta dalla difesa da cui risulta che l’infortunato era affetto da cardioinibizione vagale comportante un abbassamento del battito cardiaco con una diminuzione della pressione che determina lo svenimento.

2.4 Con il quarto motivo deduce il vizio di violazione di legge e il vizio motivazionale in relazione agli artt. 28 d.lgs. n. 81 del 2008, 40, 43, 590 cod. pen. in relazione alla posizione soggettiva rivestita dal —– [legale rappresentante] che ha unicamente mansioni commerciali, occupandosi dei contatti con i clienti ed i fornitori mentre il direttore dello stabilimento di —– è il dott. ———.

2.5. Con il quinto motivo denuncia la violazione di legge in relazione agli artt. 62 bis e 62 n. 6 cod. pen. e il vizio motivazionale evidenziando che il datore di lavoro ha rifuso le spese sostenute dall’INAIL ed ha corrisposto all’infortunato il c.d. danno differenziale.

2.6. Con il sesto motivo deduce il vizio di violazione di legge e il vizio motivazione in relazione agli artt. 62 bis e 69 cod. pen., 53 e 59 della legge n. 689/1981 perché la Corte distrettuale non ha motivato in ordine alla richiesta della conversione della pena detentiva breve in pena pecuniaria.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Osserva il Collegio che i primi quattro motivi di ricorso risultano manifestamente infondati alla stregua della ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito che, sulla base delle emergenze processuali acquisite, hanno ritenuto comprovato che ——- [legale rappresentante] incorreva nella violazione dell’alt 28 del d.lgs.vo n. 81/2008 poiché le istruzioni contenute nel documento di valutazione dei rischi erano molto generiche e non contenevano un espresso divieto per i lavoratori di salire sulle casse durante le operazioni di carico dei camion mentre specifiche disposizioni al riguardo sono state previste solo dopo l’infortunio de quo.

1.1. I restanti motivi, attinenti al trattamento sanzionatorio, presentano profili di fondatezza atteso che la Corte distrettuale ha, tra l’altro, negato il riconoscimento delle attenuanti generiche rappresentando l’insussistenza di elementi positivi a favore dell’imputato nonostante risulti l’avvenuta corresponsione, prima della apertura del dibattimento, del c.d. risarcimento del danno differenziale.

  1. Ciò posto, sussistono i presupposti per rilevare, ai sensi dell’art. 129, comma 1, cod. proc. pen., l’intervenuta causa estintiva del reato di cui al capo a) essendo spirato, in assenza di utili periodi di sospensione, il relativo termine di prescrizione massimo, pari ad anni sette e mesi sei. Più precisamente detto termine, tenuto conto del tempus commissi delicti, è decorso alla data del 14 aprile 2018.
  2. È appena il caso di rilevare che, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, qualora già risulti una causa di estinzione del reato, non rileva la sussistenza di eventuali vizi di violazione di legge e/o di motivazione, in quanto l’inevitabile rinvio al giudice di merito è incompatibile con il principio dell’immediata applicabilità della causa estintiva (Sez. Un., n. 1021 del 28.11.2001 – dep. 2002 – Rv. 220511).
  3. Si osserva, infine, che alla stregua delle emergenze probatorie evidenziate dai giudici di merito, non sussistono le condizioni per una pronuncia assolutoria di merito ex art. 129 comma 2, cod. proc. pen.
  4. Si impone, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente all’imputato ——- [legale rappresentante], relativamente al capo a) – art. 590 cod. pen. – perché estinto per prescrizione.

5.1. Rimangono ferme le statuizioni nei confronti della ———- s.r.l. in persona del legale rappresentante in relazione al capo b) che peraltro non sono oggetto di specifica impugnazione.

5.2. Per completezza è opportuno rammentare che, in tema di responsabilità degli enti, in presenza di una declaratoria di prescrizione del reato presupposto, il giudice, ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett.b) dlgs. n. 231 del 2001, è tenuto a procedere all’accertamento autonomo della responsabilità amministrativa della persona giuridica nel cui interesse e nel cui vantaggio l’illecito fu commesso, il che implica una verifica, quantomeno incidentale, della sussistenza del fatto di reato; circostanza questa ricorrente nel caso in esame alla stregua delle ragioni poste a fondamento della responsabilità dei ——[legale rappresentante] e dalle argomentazioni contenute nelle sentenze di merito nelle quali è stato congruamente argomentato evidenziando che tale società traeva vantaggio dalle accertate operazioni di carico e scarico in quanto erano più veloci e meno costose rispetto alle corrette modalità di lavoro.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente all’imputato ——– [legale rappresentante], relati relativamente al capo a (art. 590 c.p.) perché estinto per prescrizione. Così deciso il 12/02/2019

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