RIMESSA ALLE SEZIONE UNITE LA LEGITTIMITÀ DELLE ADOZIONI DI MINORI ALL’ESTERO DA PARTNER DELLO STESSO SESSO

Corte di Cassazione, Sezione I Civile, Ordinanza interlocutoria n. 29071 dl 11 novembre 2019

 

RIMESSA ALLE SEZIONE UNITE LA LEGITTIMITÀ DELLE ADOZIONI DI MINORI ALL’ESTERO DA PARTNER DELLO STESSO SESSO

Il 9 giugno 2017 la Corte d’Appello di Milano ha dichiarato l’efficacia del provvedimento “Order of Adoption”, pronunciato dalla Surrogate’s Court dello stato di New York, il 25 settembre 2009, con cui venne dichiarata l’adozione di un minore (nato a New York), l’11 maggio 2009, da parte di due soggetti dello stesso sesso, di nazionalità italiana.

LA Corte d’Appello ordinava, quindi, all’ufficiale dello Stato Civile del comune di residenza degli adottanti di registrare il citato provvedimento insieme all’atto di nascita dell’adottato, ritenendo l’adozione di un minore, da parte di partner dello stesso sesso pronunciata in uno Stato estero, non contraria all’ordine pubblico internazionale «tenuto conto dell’interesse superiore del minore al mantenimento nel nostro ordinamento dello status filiationis riconosciutogli in altro Stato in forza di un provvedimento giudiziario, dell’importanza per il minore della dimensione razionale e sociale con il genitore, come espressione della propria vita familiare ex art. 8 CEDU, del diritto del minore alla sua identità personale».

Avverso il provvedimento della Corte d’Appello di Milano ha proposto ricorso per cassazione il Sindaco del comune di registrazione, già dichiarato privo di legittimazione passiva dalla stessa Corte d’Appello. Tra i quattro motivi di impugnazione, con l’ultimo è lamentato l’erroneo riconoscimento – da parte della Corte d’Appello – del provvedimento straniero di adozione, in quanto incompatibile con i principi della Costituzione Italiana e dell’ordine pubblico internazionale, in particolare con il «principio fondamentale secondo cui l’adozione legittimante è, ai sensi dell’art. 6 comma 1, Legge n. 184 del 1983, consentita solo ai coniugi uniti in matrimonio, il quale nell’ordinamento italiano è, a sua volta, consentito solo a persone di sesso diverso»; secondo il ricorrente l’adozione legittimante presupporrebbe sempre un padre ed una madre, salvo i casi di “adozioni particolari”, come evidenziato dalla Corte Costituzionale con sent. 138/2010 e 170/2014 con cui è stata demandata al legislatore la disciplina delle unioni tra soggetti dello stesso sesso. Un panorama, questo, non modificato dalla introdotta legge Cirinnà 76/2016, disciplinante le unioni civili, i cui contraenti non hanno accesso all’adozione legittimante, neanche qualora l’unione sia registrata all’estero come “matrimonio”, vigendo in Italia l’art. 29 Cost.

La Prima sezione civile della Corte di Cassazione, rileva in primis come tra gli adottanti e l’adottato non vi fosse legame biologico, ipotesi in cui avrebbe potuto uniformarsi ai propri precedenti di conferma del riconoscimento del provvedimento straniero di adozione.

In secondo luogo, oltre a far menzione dell’intervenuto sentenza delle Sezioni Unite n. 12193/2019 con cui è stata precisata la nozione di ordine pubblico (la cui caratteristica è la «relatività e la mutevolezza nel tempo del suo contenuto»), fa ovvio riferimento alla legislazione nazionale (L. 76/2016) che impedisce l’adozione legittimante (art. 6 L. 184/1983) a persone dello stesso sesso unite civilmente, ma anche alla Convenzione dell’Aja del 1993 (ratificata in Italia con L. 476/1998) secondi cui «il riconoscimento dell’adozione può essere rifiutato solo se esso sia manifestamente contrario all’ordine pubblico, tenuto conto dell’interesse superiore del minore».

In ragione dei contrasti normativi in materia, e della sua particolare importanza, la questione è stata quindi rimessa al Primo Presidente della Corte di Cassazione per eventuale assegnazione alle Sezioni Unite Civili.

Link al testo del provvedimento: http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/29071_11_19_no-index.pdf

Share This: